
Giovanna Ichino appena andata in pensione – era Presidente della Terza Corte d’Appello dal Tribunale di Milano – è diventata tutor nella nostra Associazione. Lo ha fatto in modo attento e generoso, con la sua capacità di ascolto, di presenza e di sostegno verso le ragazze che seguiva. Solo la malattia, sopraggiunta inaspettata e violenta, le ha posto man mano limiti sempre più forti.
Giovanna ci ha lasciati nel gennaio 2025, ma è sempre tra noi.
E, come tutte le belle persone, ha lasciato una luce che non si spegne. La famiglia, in suo ricordo, sta sostenendo una ragazza nello studio alle scuole medie superiori del progetto “capaci e meritevoli”. Le amiche e gli amici di Via Ariosto hanno organizzato una raccolta fondi, che sta aiutando due giovani donne, già seguite dall’associazione durante i primi tre anni delle superiori, negli studi universitari.
Il saluto di un figlio, Federico
Non c’è istante
che l’acqua non scorra al piano,
la roccia non insista sul suolo,
il sole non altaleni da orizzonte a orizzonte.
Segni quotidiani di un tempo senza fine.
Mi sono illuso…
Illuso che come questi
tu saresti
stata
per sempre
(che acqua, roccia e sole sei stata
Per me, da sempre).
Il tuo silenzio mi scuote, mi interroga.
Finora bimbo, adesso adulto,
ad occhi aperti…
Non c’è “per sempre”
Ma c’è “ora”.
E tu sei in ogni ‘ora’.
Sì: non c’è istante che io sia
senza te.
tuo Federico
Dal ricordo di un amico, Rodolfo Soncini
Hai servito lo Stato e i cittadini con rigore e dedizione, nel rispetto appassionato della dignità di
ogni persona : perché fame e sete di giustizia fanno felici se si è misericordiosi.
Tu felice lo eri quando ti spendevi senza risparmio, da giudice, da docente, da volontaria per
migliorare anche di poco il mondo che ci è dato, senza trascurare le gioie delle piccole e grandi
cose belle, tanto più se godute insieme a figli, nipoti, amici.
Aver ricevuto tanto dalla vita, dalla famiglia, dalla società è stato uno stimolo in più per
condividere senza riserve tempo idee emozioni speranze con tutti noi. Grazie per questo.
E grazie soprattutto per la tua voglia di vivere, e vivere in pienezza, che ha superato
caparbiamente il limite della fragilità e della malattia : perché la vita vale la pena di essere
vissuta, lucidamente e generosamente, fino in fondo.
Ora ti pensiamo in pace ma, mentre promettiamo di rispettare e tener vivo quello che per te è
stato grande e importante, sappiamo che non starai con le mani in mano.
Ricordo di una giovane amica, WT
Nell’immaginario occidentale, la giustizia è donna: una Dike greca bendata che tiene in una mano una spada e nell’altra una bilancia. La Giustizia,infatti, non rappresenta solo la forza, ma evoca anche equilibrio e misura e garantisce imparzialità.
La qualità dell’essere iustus è una condizione che impegna chi la riceve e lo invita a considerare le norme in relazione alla complessità degli intrichi di volta in volta chiamato a districare. Tanto è richiesto un magistrato, ponderare il delicato equilibrio che sta tra l’applicazione rigorosa delle norme dei principi, garantendo così ordine e coerenza, tenendo allo stesso tempo in conto le circostanze specifiche e le esigenze umane.
Tutte cose che Giovanna Ichino ha portato avanti nella vita professionale e in quella personale, secondo una guida interiore che ne ha orientato le decisioni e l’operato nelle aule di tribunale, così come nell’impegno volontario alle molte cause sociali cui ha dedicato energia e professionalità fino all’ultimo momento, ma anche in ogni gesto di gentile gentilezza verso le persone che ha amato.
Non basta l’impegno professionale a navigare tra la complessità del diritto e svolgere un ruolo di giudice con integrità e responsabilità. Servono vocazione, ispirazione etica e morale oltre che molta infinita umiltà. Giovanna ha vissuto il servizio della giustizia senza mai smettere di studiare, traendo il coraggio di osare nel senso più profondo e più alto, proprio grazie all’ispirazione che .
ha sempre onorato. Di pochi anni fa, la sua storica sentenza presso la corte di assise di Milano, che riconobbe le torture nei campi di detenzione libici, a seguito di un racconto corale delle vittime.
Di migranti parlavamo spesso anche negli ultimi mesi in cui mi sono occupata dei bambini e dei ragazzi arrivati da Gaza. Mi mandava materiale, consigli su chi consultare, mi incoraggiava a non mollare anche quando i casi parevano senza speranze. Aveva idee e un tale desiderio di lavorare, che ne avvertivo lo sforzo esercitato per rinunciare agli impegni e dedicarsi alla salute con un senso di profondo sacrificio.
Aveva accolto la pensione come un momento di rilancio era consapevole di avere ancora molto da fare. E ciò che le persone impegnate e provviste di un bagaglio consolidato nel campo cui si sono dedicate per una vita possono mettere il servizio della società. Sono perle preziose rare.
Lo era Giovanna preziose e rara: giudice esperta, integerrima, e allo stesso tempo capace di grande, infinita umanità.
Lo sanno coloro che l’hanno vista vivere due vite in una: è il ritmo di chi ha una marcia in più delle persone che esistono nella rincorsa affannata del meglio, senza risparmiarsi, nel desiderio di dare di sé un po’ ad ognuno. La ricordo seduta sulle scale di casa mia, con una mano un paniere pieno di cose buone, ad aspettarmi mentre ero a passeggio col mio primo neonato di poche settimane. Nonostante il lavoro impegnativo, nonostante l’insegnamento presso la scuola superiore della magistratura, paziente attendeva sugli scalini della casa di una giovane madre per offrirle un pasto preparato.
Giovanna era magistrato e donna proprio come la Dike bendata, capace di onorare le missioni più alte e di partecipare alla vita di quelli che amava.